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By PHARMAGOLI NUTRITION Settembre 23, 2016 2 translation missing: it-Italian.blogs.article.read_time

Le proteine della soia si estraggono dai semi  di una pianta erbacea leguminosa (Glycine max) , ed è esaltata per il suo alto contenuto proteico superiore al 35% del peso a secco.

Se paragonate alle percentuali proteiche di pesce e carne possiamo notare come i valori proteici della soia siano superiori circa del 10%, però dobbiamo valutare oltre all’aspetto quantitativo anche la qualità delle stesse.

Le proteine della soia infatti hanno un valore biologico inferiore rispetto a quelle di origine animale e ciò è causato dalla insufficienza di certi amminoacidi fondamentali per la sintesi proteica come ad esempio la metionina.

Allo stesso modo è noto il concetto della mutua integrazione, che si basa sulla complementarietà delle proteine vegetali; in pratica, le carenze di amminoacidi delle due fonti proteiche complementari vengono colmate l’una con l’altra. In particolare, per quanto riguarda le proteine della soia, la fonte complementare è rappresentata dalle proteine dei cereali; non a caso le popolazioni asiatiche hanno recepito da anni l’importanza di associare la soia con cereali, vedi ad esempio il riso od il shoyu.

A questo punto è doveroso chiarire che la qualità delle proteine della soia isolate è superiore rispetto a quella delle proteine introdotte dall’ingestione del seme intero o di alimenti a base di soia. Avendo un alto contenuto di glutammina, arginina e BCAA, grazie ai metodi di estrazione e lavorazione, le proteine della soia isolate hanno fatto registrare il maggiore punteggio di qualità proteica nel nuovo indice elaborato dall’Organizzazione Mondiale per la Salute.

Una breve parentesi per quanto riguarda il discorso OGM. Alcuni non usano proteine della soia perché temono l’impiego di organismi (cioè qualità di soia) geneticamente modificati. Noi tutti dovremmo sapere che la modificazione genetica produce organismi che  sono biologicamente diversi, mentre chimicamente hanno gli stessi costituenti. Quindi, una volta che l’organismo è stato diviso chimicamente è impensabile pensare che possa esserci differenza fra un organismo geneticamente modificato e uno no.

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